Il rosso e il nero di Stendhal | Julien Sorel e l’ambizione di diventare Napoleone
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Il rosso e il nero di Stendhal | Julien Sorel e l’ambizione di diventare Napoleone

Il rosso e il nero di Stendhal | Julien Sorel e l’ambizione di diventare Napoleone

Postato il 05 Agosto, 2025
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In un articolo del New York Times, lo storico Mark Mazower sostiene che “Napoleone Bonaparte, un tempo una figura leggendaria, oggi appare ridimensionato.” Commentando Napoleon, il film biografico di Ridley Scott sull’Imperatore, Mazower osserva che l’ideale che questo genio politico un tempo rappresentava non è più raggiungibile, nemmeno nei sogni. Ed è questo il motivo per cui il film interpretato da Joaquin Phoenix non riesce ad ottenere apprezzamento unanime dal pubblico.

Per secoli, Bonaparte è stato considerato l’eroe romantico par excellence. È stato forse anche visto come l’unica reale incarnazione dell’Übermensch (superuomo) di Friedrich Nietzsche. Secondo lo storico Eric Hobsbawm, “diede all’ambizione un nome proprio nel momento in cui la doppia rivoluzione, quella del capitale industriale e del repubblicanesimo politico, aveva aperto il mondo agli uomini ambiziosi”.

Sfortunatamente per l’uomo moderno, spiega Mazower, vedere sé stessi come potenziali agenti di cambiamenti storici suona ora tanto realistico quanto viaggiare nel tempo. Tuttavia, questa sensazione potrebbe non essere poi così nuova. Solo pochi anni dopo la morte dell’Imperatore, nel 1830, è probabile che il francese medio si sentisse esattamente allo stesso modo. E chiunque abbia letto Il rosso e il nero, il romanzo più famoso di Stendhal, lo sa bene.

“Stendhal” era il nome d’arte dello scrittore francese del XIX secolo Marie-Henri Beyle, nato nel 1783.

Il rosso e il nero: una storia politica

Ambientato negli ultimi anni del Restaurazione Borbonica, Il rosso e il nero racconta le avventure di Julien Sorel, un ambizioso precettore, maestro o futuro prete. Nato in una modesta famiglia della Francia rurale, Julien sviluppa la più sincera ammirazione per l’imperatore Napoleone Bonaparte. Determinato a superare le barriere sociali, cerca di accumulare potere all’interno della gerarchia della Chiesa cattolica. Tuttavia, il suo carattere ardente e i complotti dei nobili, suoi datori di lavoro, ostacolano costantemente la sua ascesa, conducendolo infine alla morte.

Non serve uno storico per comprendere le implicazioni politiche della parabola di Julien. Da critico implacabile del suo tempo e precursore del realismo letterario, Stendhal traccia nel suo romanzo un ritratto senza compromessi dell’aristocrazia francese. Il fatto che si sia ispirato a una storia vera non fa che intensificare la forza della sua scrittura.

Un episodio di cronaca della prima metà dell’Ottocento turbò profondamente Stendhal: la condanna a morte di Antoine Berthet, giovane seminarista di famiglia modesta. Afflitto dall’angoscia che provava come precettore, Berthet arrivò a sparare alla moglie del suo datore di lavoro, uccidendola. Nel dicembre 1827, venne brutalmente giustiziato per questo delitto.

Il sogno a occhi aperti di un giovane rivoluzionario

Berthet e Sorel si sentono entrambi umiliati dalla loro condizione di subordinazione e non riescono a superarla. Come Fabrizio Del Dongo, protagonista de La Certosa di Parma di Stendhal, devono affrontare le debolezze dell’essere umano. A differenza di Del Dongo, però, non possiedono le infinite risorse che i nobili danno per scontate. Inoltre, non hanno mai avuto la possibilità di riscattarsi.

All’inizio del romanzo, Julien Sorel comprende che la sua ammirazione per il grande comandante Napoleone non è altro che un sogno ad occhi aperti. Durante la Restaurazione, a un uomo della sua classe sociale non sarebbe mai stato permesso distinguersi nell’esercito. Solo come uomo di chiesa può sperare di ottenere promozione sociale e gloria. Questa contrapposizione è vista da alcuni critici come la chiave per comprendere il criptico titolo scelto da Stendhal. Il rosso allude alle uniformi militari, mentre il nero all’abito nero degli ecclesiastici. Ma anche indossando l’abito nero, Sorel è destinato al fallimento.

Il messaggio di Julien Sorel in chiave attuale

È difficile non concordare con Mazower: in questi tempi di disincanto, difficilmente qualcuno potrebbe identificarsi con l’Imperatore. Sempre più demotivati persino a esprimere il voto alle elezioni, gli uomini moderni faticano rispecchiarsi in Napoleone. Ma se il distacco degli individui moderni dal generale Bonaparte è evidente, non si può dire lo stesso di Julien Sorel. La capacità di Stendhal di creare personaggi drammatici ma relazionabili è ciò che ha reso le sue opere attuali.

Secoli dopo, il disperato e inflessibile Sorel riesce ancora a essere fonte d’ispirazione. Non ha mai smesso di lottare per plasmare il proprio destino, anche sapendo di essere destinato alla sconfitta. Sapeva di non poter diventare Napoleone, ma ha continuato a provarci, fino all’ultimo respiro. Secondo la scrittrice inglese Doris Lessing, fervente ammiratrice di Stendhal:

Napoleone rappresentava l’ideale di nobiltà d’animo, il coraggio di sfidare le circostanze svilenti (come la sfortuna di Sorel di essere nato contadino).

Non si tratta di capire quanto in alto si potesse salire, quanto di non temere la caduta. Per tutti coloro che sono ancora in cerca di una buona ragione per leggere Il rosso e il nero, considerate questo: potreste ancora trovare un eroe a cui ispirarvi.

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