Unorthodox, tra fede e libertà | La storia vera dietro la miniserie Netflix
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Unorthodox, tra fede e libertà | La storia vera dietro la miniserie Netflix

Unorthodox, tra fede e libertà | La storia vera dietro la miniserie Netflix

Postato il 25 Agosto, 2025

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Ci troviamo un un bagno, accompagnati dal debole rumore di un rasoio in sottofondo. Una giovane sposa siede davanti allo specchio, ad occhi chiusi, mentre un’altra donna più adulta le rasa i capelli. Sussurra una preghiera e respira profondamente. Dietro di lei altre ragazze osservano le ciocche di capelli cadere al suolo. La ragazza annuisce e guarda in camera con un timido sorriso che lentamente si trasforma in un pianto sommesso. Unorthodox – miniserie Netflix e seconda coproduzione tedesco-americana dopo Dark, è un adattamento dell’autobiografia di Debora Feldman Unorthodox. Lo scandaloso rifiuto delle mie radici chassidiche. È anche il primo show Netflix prevalentemente in Yiddish.

Esty e la ricerca della per trovare la propria voce

Esty Shapiro (Shira Haas) è una giovane donna cresciuta nella comunità ultraortodossa di Williamsburg, a New York. Un giorno, senza preavviso, abbandona il marito Yanky (Amit Rahav) e la sua città. Parte alla volta di Berlino, per seguire i suoi sogni e trovare la sua libertà. Questo costringe Yanky e suo cugino Moishe (Jeff Wilbusch) a seguire le sue tracce.

Il viaggio di Esty è l’affascinante percorso di una donna che trova la propria voce a seguito di grande dolore e perdita, come già visto in Unbelievable, The Handmaid’s Tale, The Morning Show, e Big Little Lies. Ma a rendere unico lo storytelling sullo schermo è il complesso background chassidico. Il punto di vista di questa comunità – all’antica e al tempo stesso contemporaneo – su religione, donne, matrimonio e sulla vita in generale sembra un oggetto impolverato in un mercato delle pulci: qualcosa di antiquato ma anche significativo, custode di storie e tradizioni, tuttavia ambiguo e piuttosto obsoleto.

Oltrepassare i confini della fede

La rappresentazione del sogno di Esty di diventare cantante e delle sue relazioni (specialmente quella con un ragazzo che incontra a Berlino) scorre in maniera fin troppo liscia, facendo sembrare forzati alcuni punti della trama.

D’altro canto, la serie narra la dimensione religiosa attraverso un parallelismo sottile e incisivo con il nazismo: la rasatura dei capelli come rito di passaggio, l’umiliazione dei più deboli per mantenere l’ordine e la persecuzione dei fuggitivi. Ciò che spicca maggiormente è l’interpretazione spontanea e toccante di Shira Haas, che riempie ogni scena con una tale grazia e autenticità che è impossibile non provare il suo stesso dolore e fare il tifo per la sua felicità.

Unorthodox ha ricevuto 8 nomination alla 72esima edizione degli Emmy Award. Non solo la comunità chassidica l’ha vista nonostante il divieto ufficiale di guardare la tv, ma la creatrice Anna Winger ha dichiarato all’Hollywood Reporter di aver ricevuto messaggi di fan da tutto il mondo.

“India, America latina, Arabia Saudita, Turchia, Giappone. Gli spettatori ci mandano messaggi sui social media dicendo che si rivedono nella storia di Esty. Per noi il fatto che la serie superi i confini della fede della cultura è qualcosa di straordinario”.

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