L'Arte della Gioia: la miniserie | Ribellione, desiderio e nascita di un'icona femminista
Salva
L'Arte della Gioia: la miniserie | Ribellione, desiderio e nascita di un'icona femminista

L'Arte della Gioia: la miniserie | Ribellione, desiderio e nascita di un'icona femminista

Postato il 21 Agosto, 2025

Runtime

354'
Leggi di più

L’amore è l’arma preferita di Modesta, ma anche il suo rischio più grande. La strategia di sopravvivenza per mettersi il passato alle spalle e riscrivere la storia che altri avevano già tracciato per lei. Diretta da Valeria Golino, la miniserie L’arte della Gioia è tratta dall’omonimo e irriverente romanzo di Goliarda Sapienza, pubblicato postumo nel 1998. Racconta la trasformazione di Modesta Spataro (interpretata da Tecla Insolia) da giovane indomita ragazzina siciliana a donna consapevole e indipendente. La protagonista è decisa a plasmare il proprio destino contro i vincoli di genere, classe e tradizione.

In sei episodi, cinque firmati da Golino e uno da Nicolangelo Gelormini, L’arte della Gioia travolge gli spettatori in un turbinio di emozioni. Li guida attraverso i meandri della mente articolata e contraddittoria di Modesta. Intrecciando uno storytelling coinvolgente con la narrazione in prima persona, la regista cattura sapientemente la natura più intima del romanzo. Tuttavia, sceglie di raccontarne solo una parte. L’arte della Gioia è stata proiettata in anteprima mondiale durante la 77esima edizione del Festival del Cinema di Cannes. Distribuita nei cinema italiani in due parti nel 2024, ha fatto il suo debutto televisivo su Sky Atlantic lo scorso 28 febbraio.

L’arte della disobbedienza

L’Arte della Gioia è un inno alla libertà, all’autocoscienza e all’autodeterminazione, ma anche al dissenso e alla disobbedienza, non si redime mai, non ha sensi di colpa. Personalmente non credo ci sia messaggio più forte e contemporaneo.

Regista Valeria Golino – Valeria Golino e “L’arte della gioia”: “Il mio inno alla disobbedienza”

Nata nella campagna siciliana il primo gennaio 1900, Modesta sente che la sua vita è troppo stretta per le sue ambizioni. Lavora sin da bambina nella fattoria di famiglia, prendendosi cura di sua madre e della sorella maggiore disabile. Il suo unico amico è Tuzzu (Edoardo Li Gioi). Il ragazzo dagli occhi color del mare introduce per la prima volta Modesta all’esplorazione della propria sessualità. Lei ha sempre nutrito una fame insaziabile di conoscenza, amore e, soprattutto, di libertà. “Ho sempre rubato la mia parte di gioia a tutto e a tutti” dichiara orgogliosamente Modesta. Lo sguardo intenso e sensuale di Tecla Insolia, appena ventunenne, brucia attraverso lo schermo. Queste parole riassumono la sua filosofia di vita, il motore che l’ha spinta ad andare avanti sfidando ogni regola, limite e persino la morale.

Modesta rimane orfana a seguito di un evento traumatico e un tragico incidente. Le autorità la affidano a un convento, ma questo non la spezza. Al contrario, diventa il luogo in cui inizia a tessere il suo futuro. Proprio come Bella Baxter, protagonista di Povere Creature di Yorgos Lanthimos, Modesta si affaccia all’alta società ma si rifiuta di osservare le sue regole: le riscrive seguendo la propria visione di libertà.

Qui segue la vita delle novizie e diventa la protetta dell’affascinante Madre Leonora (Jasmine Trinca). Con lei si crea un torbido legame costruito su ammirazione e desiderio. Modesta è blasfema e anticonformista, ma per lei sono qualità da rivendicare con orgoglio.

L’ascesa di Modesta

Tradimento, crudeltà e persino omicidio: Modesta è pronta a tutto pur di ottenere potere e libertà. Il suo comportamento, tutt’altro che consono a una novizia, le costa il posto nel convento. Modesta non è una figlia di Dio, ma della terra e della natura selvaggia.

Il suo cammino la conduce a Villa Brandiforti, tenuta aristocratica nella campagna siciliana, dove si svela la storia di Leonora. Qui incontra la principessa Gaia (interpretata con arguzia tagliente da Valeria Bruni Tedeschi) e sua “figlia” Beatrice (Alma Noce), soprannominata “Cavallina” per il suo passo incerto. La loro presenza segna l’inizio di un nuovo capitolo nella vita di Modesta. Convinta di essere la regina sulla scacchiera dei Brandiforti, Modesta scopre presto di essere solo una pedina nei loro intricati giochi di potere. Ma questo non le impedisce di trovare il modo di vincere la partita.

“L’Amor che move il sole e l’altre stelle”

La tenuta porta con sé anche frutti dolci. È proprio qui che Modesta assapora per la prima volta il piacere, intrecciando relazioni sia con donne che con uomini. La giovane e ingenua Beatrice diventa ben presto la sua amante segreta. Il loro diventa il legame più emblematico del romanzo e, di conseguenza, della miniserie.

Così, per la prima volta in vita mia, fui amata amando, come dice la romanza. Cosa così rara che ancora adesso ricordo la sensazione di leggerezza che mi faceva aprire gli occhi al mattino, sicura della nuova avventura che sarebbe nata da lei e me abbracciate.

L’Arte della Gioia, Goliarda Sapienza

Scavando dentro di sé, Modesta si accorge di non aver mai conosciuto davvero l’amore come legame dolce e sincero. Capisce che potrà trovarlo solo con una donna; le cicatrici lasciate dagli uomini hanno lasciato un segno profondo. Attraverso lo sguardo femminile, scopre un amore che non è possesso né potere, ma intimità e cura reciproca. La serie, purtroppo, non racconta tutta la loro storia. Il romanzo, invece, continua a esplorare l’evoluzione del rapporto tra Modesta e Beatrice nell’età adulta. Come accade in Ritratto della giovane in fiamme di Céline Sciamma, L’arte della gioia mostra il potere trasformativo dell’amore tra donne come gesto di libertà personale e resistenza radicale alle aspettative sociali.

Essere Modesta: la creazione dell’antieroina

L’atmosfera cupa e le interpretazioni teatrali trascinano il pubblico in queste trame intricate, costringendolo a mettere in discussione la propria visione di giusto e sbagliato. All’epoca, la critica considerava il libro di Goliarda Sapienza troppo scandaloso per via della sua rappresentazione disinibita dell’erotismo e della sessualità femminile. Eppure, ironicamente, oggi la sua storia risuona a un pubblico molto più moderno.

Visivamente sconcertante e a tratti disturbante, la miniserie è pensata per destabilizzare e ci riesce a pieno. Modesta non risparmia nessuno, il pubblico non fa eccezione. Vitale, morbosa, senza filtri e anarchica: Modesta è l’antieroina che gli spettatori non possono non ammirare. Può sembrare una storia di formazione, ma il suo percorso si discosta radicalmente dai sentieri della crescita e della maturazione. Senza dubbio controversa, non segue il tradizionale arco narrativo di crescita o redenzione. Al contrario, si riavvicina ai suoi istinti primitivi, imparando a controllarli per ritagliarsi un posto nella società.

Tecla Insolia, brillante rivelazione del cinema italiano contemporaneo, racconta di sentire un legame profondo con il suo personaggio, radicato nell’eredità delle antenate femministe e nelle battaglie che hanno combattuto prima di lei. Grazie a quello che definisce un rapporto simbiotico con la regista Valeria Golino, che l’ha aiutata a esprimere tutto il suo potenziale, è riuscita a rendere il personaggio autentico e vivido.

Sorprendentemente, il legame di Golino con Goliarda Sapienza non si interrompe qui. Ha interpretato infatti la scrittrice stessa nel film Fuori, diretto da Mario Martone e tratto dall’autobiografia di Sapienza Le certezze del dubbio (1987).

Spazi e suoni de L’Arte della Gioia

Il formato della miniserie è solo una formalità: L’Arte della Gioia ha l’ambizione e la portata di un’opera cinematografica. Insieme al direttore della fotografia Fabio Cianchetti e allo scenografo Luca Merlini, Valeria Golino ricostruisce con precisione il contesto storico e sociale dell’Italia del primo Novecento, spaziando dai paesaggi selvaggi della campagna siciliana alle mura ovattate del convento e della villa nobiliare. La messa in scena e il processo creativo riflettono non solo l’evoluzione dei personaggi, ma anche la loro complessità interiore. Ad esempio, la tenuta dei Brandiforti, che vedremo anche in Il Gattopardo (Netflix, 2025), appare grandiosa e labirintica proprio come nel romanzo, e rispecchia le tensioni che si annidano all’interno della famiglia.

A firmare l’incredibile paesaggio sonoro è il compositore islandese Tóti Guðnason (vincitore di un Oscar per Joker), che evoca toni terreni perfettamente in sintonia con l’universo di L’Arte della Gioia. Il canto ipnotico che chiude ogni episodio aggiunge una nota di inquietudine e angoscia. Si tratta di Parola di Donato Dozzy, interpretata da Anna Caragnano, una traccia elettronica costruita su un loop vocale che ricorda quasi il sortilegio di una strega.

Audace e sofisticato, L’Arte della Gioia merita un dibattito e un pubblico più ampio. In una storia di perdita, amore, conquista e desiderio, Modesta sfida i propri limiti per inseguire successo e liberazione. Con una narrazione audace e personaggi complessi, la miniserie esplora temi significativi come l’identità, il potere e l’emancipazione. Con grande lungimiranza, Goliarda Sapienza forse aveva già intuito che un personaggio sfaccettato come Modesta avrebbe ispirato intere generazioni.

I David di Donatello tra speranze e polemiche

L’Arte della Gioia ha conquistato la critica: con 3 premi e ben 14 nomination, è stata protagonista dei David di Donatello 2025. Tra queste, la candidatura per Miglior Film ha suscitato un acceso dibattito, dato il suo formato di miniserie. Tecla Insolia ha vinto come Miglior Attrice, premiando la sua magnetica interpretazione di Modesta.

La serie ha tenuto testa ad altri favoriti, come Parthenope di Paolo Sorrentino e Berlinguer – La grande ambizione di Andrea Segre.

Tag

Buy a ☕ for Hypercritic

Record correlati