
Perché Dio di Illusioni di Donna Tartt è ancora un'ossessione | Un'istruzione letale
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Con un incipit degno de Lo straniero di Camus (1942) e Anna Karenina di Tolstoj (1877), il romanzo d’esordio di Donna Tartt, Dio di Illusioni (1992), non tarda ad annunciare la sua tragedia fatale, trascinando i lettori in una totale follia narrativa.
La neve sulle montagne si stava sciogliendo e Bunny era già morto da molte settimane prima che arrivassimo a comprendere la gravità della nostra situazione.
Dio di Illusioni, Donna Tartt
Pubblicato nel 1992, Dio di Illusioni è diventato subito un classico: una lettura travolgente che ha contribuito a creare un movimento letterario ed estetico completamente nuovo, il Dark Academia. I lettori vengono rapiti dall’atmosfera inquietante, un misto di studi umanistici e culto dei classici greci, che fa da sfondo alla storia. E il suo incantesimo non accenna a spezzarsi. Molti hanno cercato di seguire le orme di Donna Tartt. Tra questi Mona Awad con Bunny (2019), Olivie Blake con The Atlas Six (2020) e R.F. Kuang con Babel (2022): ognuno di loro si è cimentato con i temi dell’intellettualismo, dell’ossessione e del mistero. Anche se alcuni hanno avuto fortuna, la penna della Tartt rimane distintiva e ineguagliata.
In genere pubblica una volta ogni dieci anni, ma da quando ha vinto il premio Pulitzer con Il Cardellino (2013), Tartt è rimasta in silenzio, lasciando i lettori in trepidante attesa del suo prossimo capolavoro.
- Le Regole del Delitto Perfetto
- Bellezza è Terrore
- Amicizia e Identità in Dio di Illusioni
- Il Culto dell’Accademia: Un’Illusione Estetica
- Ispirazione e Impatto
Le regole del delitto perfetto
Non è un segreto che un loro amico è stato ucciso, si sa dalla prima pagina, ma la storia di Richard Papen e della sua eccentrica cerchia di appassionati di classici greci vi terrà incollati fino alla fine. Richard racconta la sua storia andando a ritroso, iniziando dalle conseguenze della morte di Bunny e svelando lentamente gli eventi che hanno portato a quel momento. La narrazione a ritroso è la cifra stilistica del romanzo, crea suspense e fa crescere nel lettore la voglia di capire la storia nella sua interezza.
Ambientato negli anni Ottanta, Dio di Illusioni segue Richard Papen, che per sfuggire a una vita di provincia si trasferisce all’elitario Hampden College nel Vermont, dove inizia a studiare letteratura. Dopo alcuni intoppi, riesce a entrare in un gruppo esclusivo di studenti che studiano il greco antico sotto la guida del professor Julian Morrow. Insieme a Francis, Henry, i gemelli Charles e Camilla e Edmund “Bunny” Corcoran, Richard entra a far parte di un circolo esclusivo e misterioso, il cui amore per il mondo antico diventa rapidamente un’ossessione.
Bellezza è terrore
Il professor Morrow, esteta enigmatico e carismatico, convince i suoi studenti che la società moderna è in declino e che la vera bellezza risiede negli ideali del mondo antico. Durante le sue lezioni intime ed esoteriche, promuove una visione del mondo radicata nel classicismo, nell’elitarismo e nella trascendenza. L’ossessione di coltivare un culto della bellezza spinge i giovani studenti al peccato fatale della hybris.
Si abbandonano a un gioco tanto seducente quanto pericoloso, che segna la loro rovina: il Baccanale dionisiaco, ricco banchetto fatto di euforia, promiscuità e, infine, omicidio. Avendo oltrepassato il limite della moralità nella ricerca dell’estasi, il delicato equilibrio all’interno del gruppo di amici si frantuma, tingendosi di oscuri segreti e sangue.
È un’idea tipica dei greci, e molto profonda. Bellezza è terrore. Ciò che chiamiamo bello ci fa tremare. E cosa potrebbe essere più terrificante e più bello che perdere ogni controllo? Strapparsi di dosso per un attimo le catene dell’essere, frantumare la contingenza del nostro io mortale?
Dio di Illusioni, Donna Tartt
Cosa succede quando la bellezza giustifica tutto e la morale diventa un optional? In Dio di Illusioni, Donna Tartt crea un’agghiacciante favola morale sull’inganno di un mondo in cui il divario tra ideali e realtà si assottiglia pericolosamente.
Amicizia e identità in Dio di Illusioni
Dio di Illusioni è un romanzo di formazione e un thriller psicologico insieme ed esplora come il privilegio e la classe plasmino l’identità personale. I personaggi legano per l’esclusività intellettuale e i segreti condivisi, ma non si conoscono mai veramente a fondo. I lettori vengono influenzati dalla narrazione inattendibile di Richard, che aggiunge un livello di ambiguità alle dinamiche del gruppo. Le motivazioni e i ruoli degli altri personaggi rimangono poco chiari, costringendo costantemente i lettori a riconsiderare e mettere in discussione ciò che credono di sapere.
Inoltre, nel romanzo la lotta di classe non fa solo uno sfondo, ma è una forza potente che modella ogni interazione. La ricchezza e il privilegio definiscono le gerarchie sociali nell’elitario college di studi umanistici, creando una chiara disuguaglianza in termini di status sociale. Per questo motivo, Richard, uno studente con borsa di studio proveniente da un ambiente modesto, sente di essere un mero spettatore. Romanticizza i suoi coetanei più ricchi e il loro stile di vita, desiderando di far parte del loro mondo raffinato ed esclusivo, anche se non lo accettano mai completamente. Fin dall’inizio, il legame del gruppo non è costruito sulla fiducia o sull’uguaglianza, ma piuttosto sul bisogno, sulla manipolazione e su un’estetica condivisa, basi fragili che cedono sotto il peso della storia.
Il culto dell’accademia: un’illusione estetica
Sebbene sia ambientato alla fine del secolo scorso, il lettore è completamente immerso in un’atmosfera che richiama il XIX secolo: biblioteche polverose, stanze a lume di candela e architettura gotica. Il peso del sapere classico incombe pesantemente, tanto che la mitologia greca sembra impossessarsi dell’intera storia. Con la sua prosa elegante ed evocativa, Donna Tartt ha dato vita all’opera modello del Dark Academia, infondendo una bellezza ingannevole e il fascino dell’occulto.
Anche se i generi del campus novel e del Dark Academia siano spesso visti come manifesto dell’esclusività dell’alta istruzione, in particolare nell’ambito delle discipline umanistiche, Dio di Illusioni va letto in realtà come una satira tagliente contro il classismo del mondo accademico e del modo di fare pretenzioso dei suoi studiosi. Con un tocco di dark humor, rivela fino a che punto i personaggi sono disposti a spingersi per perseguire i loro ideali: abuso di droghe e alcol, relazioni promiscue, violenza e decadimento morale.
Ispirazione e impatto
La complessità del romanzo emerge dalle ispirazioni che hanno guidato il suo processo di scrittura durato 8 anni: dalle Baccanti del drammaturgo greco Euripide al Dr. Jekyll e Mr. Hyde di Stevenson, l’autrice è riuscita a creare una vera tragedia moderna. Trent’anni dopo, i lettori continuano a tornare a leggere Dio di Illusioni. Ma in che modo il romanzo di Donna Tartt ha segnato il mondo letterario e culturale?
Oltre a diventare un bestseller, Dio di Illusioni ha dato vita a un fenomeno culturale. Con grande sorpresa della Tartt, il suo romanzo d’esordio ha avuto una risonanza che è andata ben oltre il suo pubblico iniziale, portando a una rinascita degli studi classici. Ha contribuito a creare addirittura una sottocultura online che si fonda sulla letteratura classica, la moda vintage e l’introspezione filosofica. Questa estetica ha preso piede su Tumblr nel 2015 ed è poi esplosa nel 2020, nel bel mezzo della pandemia, su piattaforme come Instagram e Tiktok. Le bacheche Pinterest ispirate a Dark Academia sono diventate rappresentative di questa comunità online.
Infine, Dio di Illusioni è un’opera intramontabile, che travolge i lettori grazie a una trama avvincente e una profonda riflessione sulle illusioni del potere della giovinezza. Al di là del suo fascino tenebroso, il romanzo getta luce sulle ombre del mondo umano, conquistandosi un posto tra i classici senza tempo.
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