Fallout: la serie TV Amazon Prime tra satira, apocalisse e critica del sogno americano
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Fallout: la serie TV Amazon Prime tra satira, apocalisse e critica del sogno americano

Fallout: la serie TV Amazon Prime tra satira, apocalisse e critica del sogno americano

Postato il 19 Gennaio, 2026

Seasons

2

Runtime

46'-75'
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Un mondo fermo agli anni ’50, ma incredibilmente tecnologico, in cui il terrore nucleare ha trasformato la quotidianità in una distopia. Attori western diventano simboli della fine del mondo, mentre un futuro plasmato dal capitalismo lancia bombe come prodotti in vendita. Questo è Fallout, il videogioco post-apocalittico che per più di 25 anni ha mostrato le conseguenze della follia umana. Prodotto da Tim Cain e sviluppato da Bethesda Softworks, ha ispirato una generazione di giocatori e una serie TV.

Ideata da Geneva Robertson-Dworet e Graham Wagner e sviluppata da Jonathan Nolan e Lisa Joy, con la collaborazione della stessa Bethesda e il coinvolgimento del game director Todd Howard come produttore esecutivo, la serie TV debutta su Amazon Prime nel 2024. La storia si colloca cronologicamente dopo gli eventi della serie videoludica, mantenendo viva l’essenza del mondo post-apocalittico creato dal franchise.

Tra Vault e Zona contaminata: il mondo post-apocalittico di Fallout

Fallout è ambientata due secoli dopo la guerra nucleare del 2077, che ha devastato il mondo per come lo conosciamo. L’anno è il 2296. La storia segue tre protagonisti che esplorano una California distrutta, simbolo del sogno americano negli anni ’50, ora una landa post-apocalittica.

Tra questi spiccano Lucy MacLeon (Ella Purnell), nata e cresciuta in un rifugio antiatomico, il Vault, e Maximus (Aaron Moten), un aspirante guerriero della Confraternita d’Acciaio, un’organizzazione militare che tenta di mantenere l’ordine nella Zona contaminata. Per salvare i suoi cari, Lucy rinuncia alla sicurezza del Vault e affronta una società frammentata, pericolosa e brutale.

Maximus, un militare insicuro e impacciato, cerca il suo posto all’interno della Confraternita. Tuttavia, la sua natura timorosa lo rende un personaggio che spesso agisce in modo istintivo e ingenuo.

Walton Goggins interpreta Cooper Howard, una star hollywoodiana di film western degli anni ’50 che, trasformatosi in un Ghoul mutante dopo l’apocalisse, è ora alla ricerca di un misterioso artefatto conteso tra diverse fazioni. L’evoluzione da attore affascinante a mostro radioattivo rappresenta l’impatto della guerra e mostra una delle performance più carismatiche dello show.

Tra scenari in rovina e creature mutanti, la serie TV contrappone brillantemente l’ideale mondo pre-apocalittico alla crudele realtà post-nucleare.

La critica sociale nel retrofuturismo di Fallout

Nel mondo di Fallout, le tematiche politiche e sociali emergono in un futuro devastato dalla guerra nucleare, riflettendo problemi attuali. Al centro della critica si pongono la degenerazione del sogno americano e la follia della corsa tecnologica e militare. Similmente a 1984 di George Orwell, il controllo tirannico e la manipolazione delle informazioni plasmano una società distopica. Allo stesso modo, la Vault-Tec Corporation, che promette la salvezza dagli ordigni nucleari, incarna la corruzione del capitalismo.

La Confraternita d’Acciaio simboleggia il militarismo e l’autoritarismo smodato. Come in Mad Max: Fury Road, le risorse diventano sinonimo di potere e l’organizzazione sfrutta la tecnologia per ristabilire l’ordine. Eppure, Maximus, che inizialmente la vede come uno strumento per fare giustizia, ne rivela l’ipocrisia. Il comando non si ottiene con la meritocrazia, ma attraverso la violenza e l’opportunismo.

Nella serie TV, la critica al capitalismo emerge nei flashback di Cooper, che, malvolentieri, diventa il volto della Vault-Tec. Riflette la manipolazione pubblicitaria e la superficialità dell’industria dell’intrattenimento, come in V per Vendetta: anche qui la propaganda manipola le masse. Cooper è il tipico personaggio che insegue il sogno americano: ex soldato, ora conduce una vita agiata. Ma quel sogno viene spazzato via nel modo peggiore.

In Fallout, il progresso non è sempre sinonimo di miglioramento. Piuttosto porta alla deumanizzazione, tema caro a Nolan e Joy, presente già in altre opere come Westworld – Dove tutto è concesso. Quindi, l’individualismo qui non è eroico ma egoista, conseguenza delle politiche imperialiste e della distruzione ambientale. Analogamente a La strada di Cormac McCarthy, la sopravvivenza diventa una questione morale, e i protagonisti devono fare i conti con un mondo in cui buon senso e umanità sono beni rari.

Il retrofuturismo di Fallout come critica sociale e politica

In un mix di satira, black humor e riflessione sociale, Fallout alterna scene violente a un’estetica colorata tipica degli anni ’50. Nel suo mondo post-apocalittico emergono forti riferimenti al genere western. Le distese desolate e i personaggi solitari alla Mezzogiorno di fuoco o Per un pugno di dollari richiamano l’atmosfera della frontiera, dove regna la legge del più forte. Fallout, però, sovverte i classici tropi del genere: la frontiera non è più un luogo di opportunità, ma di disperazione. Come nei western di Sergio Leone, i protagonisti non sono eroi, bensì figure ambigue il cui unico obiettivo è sopravvivere. Questo riferimento stilistico al passato sottolinea come, persino in un futuro in rovina, l’umanità tenda a ripiegare sulle strutture familiari.

Nonostante le scene cupe e violente, la serie TV mantiene un’ironia costante, con momenti surreali ricchi di black humor e cameo comici. Tra questi, il ruolo di Matt Berry (What We Do in the Shadows), che compare come personaggio e poi come robot domestico. Dopo l’apocalisse, diventa un “estrattore di organi”, mantenendo sempre l’aplomb di un maggiordomo. Fallout fonde quindi toni e stili diversi senza tradire il suo spirito.

Quando è ambientato Fallout: un adattamento che espande l’universo narrativo

Con Fallout, Geneva Robertson-Dworet e Graham Wagner hanno trovato il delicato equilibrio tra fedeltà al materiale originale e creazione di una narrazione autonoma. Lo show riesce ad attirare sia i fan di vecchia data della saga, sia chi non ha mai approcciato i videogiochi, come già successo per altre serie TV basate sul mondo videoludico, ad esempio The Last of Us.

Inoltre, pur traendo ispirazione dai videogiochi, in particolare dai capitoli 3 e 4, aggiunge un “plus” al franchise, dato che gli eventi si presentano come un sequel della storia originale. Trova una sua via per espandere il mondo e attirare l’interesse dei giocatori che potrebbero già conoscere la trama. Arcane, la serie TV basata su League of Legends, ha fatto lo stesso in versione prequel.

Alcuni cambiamenti erano necessari, come un leggera modifica nell’aspetto del Ghoul per renderlo più “hot”, come ha spiegato la costumista, Amy Westcott. Ma in definitiva Fallout è uno di quegli esempi in cui il passaggio da videogioco a televisione o al cinema, che spesso non dà i risultati sperati, può davvero funzionare. Soprattutto quando c’è passione per il prodotto originale.

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