Bruce Springsteen pubblica “Streets of Minneapolis”: il significato del brano di protesta. Omaggio in memoria di Alex Pretti e Renee Good

Postato il 29 Gennaio, 2026

“Ho scritto questa canzone sabato, l’ho registrata e l’ho pubblicata in risposta al terrore di Stato che sta colpendo la città di Minneapolis. È dedicata alla popolazione di Minneapolis, ai nostri innocenti vicini immigrati e alla memoria di Alex Pretti e Renee Good“. Con queste parole apparse sui suoi canali social, Bruce Springsteen è tornato ad utilizzare la musica come strumento di denuncia contro la politica dell’Amministrazione Trump. Dall’insediamento per il suo secondo mandato, tra il presidente degli Stati Uniti e il rocker del New Jersey, è sempre stata guerra aperta. Streets of Minneapolis è l’ultimo grido di libertà del Boss che punta il dito contro la violenza in Minnesota degli agenti anti-immigrazione dell’ICE.

Streets of Minneapolis, la nuova canzone di Springsteen

Durante il suo ultimo tour nel 2025, coinciso con il ritorno di Trump alla guida della Casa Bianca, Springsteen nel corso dei suoi live, dentro e fuori dall’America, ha condannato in più occasioni il “terrorismo di Stato”. Ovvero le politiche del tycoon contro le quali il Boss e molti altri grandi artisti della musica e del cinema USA si sono schierati pubblicamente. Di lì è nata l’idea di scrivere e pubblicare in fretta, Streets of Minneapolis.

Il titolo ricorda l’iconica canzone di Springsteen Streets of Philadelphia. Erano gli anni ‘90 e gli Stati Uniti erano alle prese con il dilagare dell’AIDS. La canzone è stata anche la colonna sonora del film Philadelphia con l’attore Tom Hanks nei panni del protagonista: pellicola tratta da una storia vera e dolorosa. Un avvocato di New York morto a causa dell’AIDS.

Il Boss aveva scritto questo brano ispirandosi alla storia di un suo amico perso a causa di quella malattia, al tempo, ancora sconosciuta e maledetta. Un brano di denuncia sociale per ricordare come la prevenzione e l’attenzione avrebbero potuto evitare altre vittime. Oggi come allora quel grido d’allarme si trasforma in grido di libertà. Dall’AIDS si passa alla protesta contro la violenza dell’ICE, la repressione dei sedicenti agenti anti-immigrazione mandati da Trump a Minneapolis. Hanno ucciso due persone: Alex Pretti e Renee Good. Il nuovo brano di Springsteen è anche un omaggio alla memoria delle vittime in Minnesota.

Il significato del testo di Streets of Minneapolis

Artisticamente è una classica ballata stile springsteeniano con tanto di armonica, Streets of Minneapolis segna il ritorno del Boss con un classico del suo repertorio. Quello che cantava le storie del sogno americano, delle diseguaglianze, del senso di appartenenza alla bandiera stelle e strisce. Ora, in ballo, c’è la libertà. La melodia, in qualche modo, è ispirata a Streets of Philadelphia.

Il centro del testo e del significato di Streets of Minneapolis racconta altro. C’è sempre un uomo che cammina e si guarda attorno. Springsteen passa dai quartieri tumultuosi e poveri di Philadelphia alle strade di fuoco e rabbia a Minneapolis. Il fuoco rappresenta il clima pesante che si respira per le strade della città del Minnesota da quando sono arrivati gli squadroni della Border Patrol: delle loro pistole.

Il testo e la traduzione

“Through the winter’s ice and cold,
Down Nicollet Avenue
A city aflame fought fire and ice
‘Neath an occupier’s boots
King Trump’s private army from the DHS
Guns belted to their coats
Came to Minneapolis to enforce the law
Or so their story goes”.

Il primo passaggio appare subito chiaro. Il Boss parla di “città in fiamme” nonostante sulle strade di Minneapolis ci sia il ghiaccio. Temperature che in alcuni giorni hanno raggiunto anche i venti gradi sotto lo zero. Poi c’è “l’armata privata di Re Trump con pistole alla cintura e cappotti, avrebbero dovuto fare rispettare la legge.”

“Attraverso il gelo e il ghiaccio dell’inverno
giù per Nicollet Avenue
una città in fiamme combatteva fuoco e ghiaccio
sotto gli stivali degli occupanti.
L’armata privata di Re Trump, dal DHS,
con le pistole alla cintura dei cappotti,
venne a Minneapolis a far rispettare la legge,
o almeno così recitava la loro storia.

Nel secondo passaggio della canzone sono protagonisti i proiettili di gomma, le vittime delle violenze, i morti: Alex Pritti e Renee Good. L’omaggio alla loro memoria.

“Against smoke and rubber bullets
In the dawn’s early light
Citizens stood for justice
Their voices ringing through the night
And there were bloody footprints
Where mercy should have stood
And two dead, left to die on snow-filled streets
Alex Pretti and Renee Good”

Springsteen cita i cittadini scesi in strada che sfidano il gelo in nome della libertà. Le loro voci animano le notti fredde dove non c’è posto per la pietà.

“Contro il fumo e i proiettili di gomma
nella luce incerta dell’alba,
i cittadini si levarono per la giustizia,
le loro voci risuonarono nella notte.
E c’erano impronte insanguinate
dove la pietà avrebbe dovuto trovare posto,
e due morti, lasciati a morire su strade coperte di neve:
Alex Pretti e Renee Good.”

Il resto è un messaggio di vicinanza ai cittadini: “Minneapolis nostra, sento la tua voce gridare attraverso la foschia insanguinata”,canta il rocker del New Jersey. Poi si scaglia duramente contro quelle che definisce “menzogne” dette dai personaggi che rappresentano le istituzioni di Trump per difendere l’indifendibile. Ovvero quello che migliaia di video postati in rete hanno mostrato al mondo: solo orrore. È il nostro sangue e le nostre ossa, e questi fischietti e telefoni, contro le sporche menzogne di Miller e Noem.” In chiusura, un coro che riecheggia ogni giorno per le strade di Minneapolis: ICE out, ICE out.

Springsteen vs Trump: storia di una guerra aperta

Springsteen ha spesso usato il palco come megafono al dissenso contro l’amministrazione Trump. “Casa mia è l’America che amo. L’America che ho scritto e che è stata un faro di speranza e libertà per 250 anni. Ora è nelle mani di un’amministrazione corrotta, incompetente e traditrice”. Parole durissime che Bruce ha pronunciato alla fine di maggio 2025 a Manchester, durante il suo tour estivo Land of hope and dreams. Aveva anticipato la ricorrenza del 4 luglio: la festa dell’indipendenza che nel 2025 ha compiuto 249 anni. Da quel giorno però si è entrati ufficialmente nell’anno che porterà gli Stati Uniti ai suoi 250 anni. 4 luglio 2026, non proprio una festa come un’altra.

A quelle frasi Trump attraverso un post sul suo social Truth aveva risposto in modo altrettanto sprezzante: “È una prugna secca, stia zitto. La sua musica non mi è mai piaciuta, è un sopravvalutato.” Ma non è tutto, la serie di insulti è proseguita: “Non mi piace la sua politica radicale di sinistra è uno str..zo odioso che ha sostenuto un personaggio truffaldino come Joe Biden. Un idiota, incompetente, il peggior presidente che abbiamo avuto.” Il confronto duro tra due icone antitetiche nasce da lontano, l’equilibrio era già instabile ai tempi del primo mandato del tycoon alla Casa Bianca. Durante la campagna presidenziale nel 2024 il tracollo di ogni sopportazione.

Springsteen come molti altri suoi colleghi si è sempre schierato pubblicamente a favore di Kamala Harris. Durante un comizio della candidata dei democratici in Georgia il Boss era salito sul palco e su Trump aveva detto: “È un tiranno“. Poco prima delle battute conclusive della campagna elettorale, nei primi giorni di ottobre 2025, l’endorsement a favore di Kamala: “Harris ha la visione dell’America di cui scrivo e canto”. Il resto è storia, sappiamo com’è andata. Sappiamo quanto sia preziosa la libertà.

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