È stato uno dei volti simbolo della musica degli anni 80 e 90. Chris Rea, voce rauca e profonda, un marchio inconfondibile, non è stato solo un ideatore di atmosfere. Ha saputo far dialogare il blues con il pop, in un mix di introspezione, malinconia e desiderio di portare la mente oltre la realtà. La sua morte, all’età di 74 anni, traccia un solco tra emozione e nostalgia.
Morte Chris Rea: l’annuncio
L’annuncio è stato dato un portavoce della famiglia attraverso i canali social dell’artista. Poche ma sentite parole: “È con immensa tristezza che annunciamo la scomparsa del nostro amato Chris. È mancato serenamente oggi in ospedale dopo una breve malattia“, si legge nel post accompagnato da una foto del musicista, sul palco mentre suona la chitarra.
Chi era Chris Rea
Rea era un figlio di Middlesbrough, zona nord-orientale dell’Inghilterra, famosa per la ghisa e per il calcio. Classe 1951, padre italiano e madre irlandese. Prima di dedicarsi alla carriera musicale, Chris aveva lavorato nel settore dei gelati, l’attività di famiglia. C’è stato anche un momento nel quale il giornalismo sarebbe potuto diventare una vocazione. Ma al proprio destino nessuno sfugge: la musica è arrivata presto.
Prima con la band Magdalene, Rea ha sostituito un certo David Coverdale, voce dei Deep Purple. A fine anni settanta, Chris intraprende la carriera da solista e arrivano i primi successi. Diciotto album pubblicati e 30 milioni di dischi venduti.
La battaglia contro il tumore ed il ritorno dopo l’ictus
Una vita artistica tra immediatezza melodica e profondità emotiva. Fuori dalla musica, una battaglia continua per sopravvivere. Nel 1994 gli è stato diagnosticato un tumore al pancreas. L’intervento chirurgico delicato, con l’asportazione dell’organo, ha provocato nell’artista un altro problema: il diabete di tipo 1. La nuova patologia aveva portato Rea anche alla depressione.
Un periodo nero, dal quale però il musicista era riuscito a rialzarsi e a tornare a fare musica. Nel 2017 è il momento di una nuova battaglia. Chris Rea è colpito da un ictus. Superato anche questo, ma sempre con un prezzo molto caro: durante un concerto collassa sul palco. Di lì il ritiro dai live. Rea ha comunque proseguito a fare musica, soprattutto blues, con la pubblicazione di diversi album in studio. Dei suoi guai con la salute aveva detto: “Non sono mai stato una pop star. Tutta questa malattia è stata l’occasione di ciò che avevo sempre desiderato fare con la musica”. Il 22 dicembre 2025 si è spento in ospedale.
I successi di Chris Rea
Fool If You Think It’s Over nel 1978 gli vale il primo grande successo. Nomination ai Grammy come miglior giovane artista emergente. La canzone parla del dolore del primo amore: da un lato il cuore spezzato, dall’altra un messaggio di speranza. Testo indirizzato ai giovani per far capire loro che il tempo guarisce tutte le ferite. Ad inizio anni Ottanta, Rea abbandona per un po’ il blues malinconico delle sue melodie. Era famoso perché suonava la chitarra con il cilindro in metallo, che in gergo si chiama “slide”.
Si dedica alla musica dance, di cui sono esempi i successi Let It Louse e I Can Hear Your Heartbeat, pezzi da ballare e ritornelli da cantare con la tonalità tipica del momento. In discoteca e nelle radio, non solo britanniche, è stato un discreto successo. Ma le radici del bluesman, qualche anno dopo, lo hanno riportato alla sua vocazione.
“Sono circondato da pop star ma nessuno dei miei miti è una rock star”, aveva raccontato Rea in alcune interviste. Sosteneva con fierezza di essere un italo-irlandese di Middlesbrough e quindi un outsider della musica. Due album sono arrivati al primo posto delle classifiche in Gran Bretagna: The Road to Hell del 1989 e Auberge del 1991.
Tra un disco e l’altro anche i successi dei singoli: la romantica Josephine dedicata ad una delle due figlie, e ancora Dancing With Strangers del 1987, uno dei pezzi blues rock più iconici dell’artista. Sound avvolgente con un tono basso di voce rauca che rende l’atmosfera cupa e magnetica. A far amare Rea in tutto il mondo sono stati anche brani come Let’s Dance , WorkingOn It, Fool, Windy Town e l’indimenticabile On the Beach. E poi c’è Curse of the Traveller, con uno dei riff di chitarra di Rea tra i più suggestivi della musica blues pop.
I retroscena di Driving Home for Christmas
Una canzone diventata simbolo, ogni anno durante le festività tra Natale e Capodanno è tra le più cercate in rete e ascoltate. Chris Rea non voleva una canzone di Natale, pensava ad una canzone per un viaggiatore solitario con la sua auto. Invece arriva Driving Home for Christmas, un inno. “Per fortuna che l’hanno pubblicata“, racconta, dopo il successo, lo stesso Chris. Il brano risale ad un momento durissimo per l’artista: si era appena mollato con il suo manager. Non aveva i soldi per il biglietto del treno di ritorno da Londra a Middlesbrough.
La moglie Joan andò a prenderlo con la loro vecchia Mini. Durante il viaggio rimasero bloccati sotto una fitta nevicata, insieme ad altri automobilisti. Rea iniziò a cantare “Stiamo tornando a casa per Natale…” Così, di getto, in macchina aveva iniziato a ascrivere il testo di quello che poi è diventato un brano leggendario tra le Christmas Songs. “Quando hai una canzone di successo non ricordi di averci pensato, esce e basta”, diceva Chris.
Ha suonato il brano dal vivo solo molti mesi dopo averlo pubblicato, a dicembre 2014, la svolta. Aveva noleggiato una dozzina di cannoni spara neve, speso 12 mila sterline per ripulire. Voleva ricreare la magia del video che accompagna il brano nato proprio durante una tormenta di neve.
La collezione di auto ha ispirato la sua musica
Non solo amori, paesaggi, desideri, al centro dell’ispirazione musicale di Chris Rea ci sono state anche le auto. La Mini sulla quale ha scritto Driving Home for Christmas, e anche il modello Morris 1000 del 1957 in dotazione alla polizia. Collezionava auto d’epoca; durante i viaggi tra i diversi modelli ha scritto parole e musica per i suoi più grandi successi. Una passione che potrebbe avergli trasmesso il suo caro amico di Eddie Jordan, al tempo proprietario del team di Formula 1.
In viaggio ti vengono idee per le canzoni, in realtà sei su una strada. La strada, diventa sempre una metafora di dove stiamo andando nella vita.
Chris Rea