
Collateral miniserie Netflix | Carey Mulligan detective nel thriller perfetto per l'estate
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Un’ax atleta detective indaga a Londra sul misterioso omicidio di un fattorino straniero, scoprendo un intrigo che coinvolge le più alte sfere politiche e militari del suo Paese. È in sintesi la trama di Collateral, miniserie Bbc e Netflix uscita nel 2018 e rimasta finora un po’ in sordina. Se siete amanti delle trame crime non scontate e dei personaggi enigmatici e ben costruiti, questa serie può fare al vostro caso.
Carey Mulligan (Drive, 2011, Gatsby, 2013) è Kip Glaspie: ex atleta di salto con l’asta che ha avuto la carriera stroncata da un infortunio, poi insegnante e infine detective, al suo primo vero incarico. È incinta di sei mesi, aspetta il primo figlio. Forse un omaggio a Marge Gunderson, il capo della polizia locale di Fargo (Fratelli Coen, 1996), che ha a che fare con un assassino spietato. In questo caso, la condizione di Kip arricchisce il personaggio di una consapevolezza maggiore. È come se portasse tutto il peso che l’inchiesta ha sul vissuto delle persone coinvolte.
Un intrigo ben costruito e attuale
La sceneggiatura di David Hare (The Hours, 2002) si svolge nell’arco dei quattro giorni che seguono il delitto di un giovane fattorino straniero. Quello che appare come un omicidio a sfondo razziale nasconde uno scenario più ampio e complesso di quanto Kip possa affrontare, dalla corruzione al traffico internazionale di esseri umani. Seguiamo la protagonista di Collateral nelle ore concitate delle indagini e in parallelo conosciamo l’affresco di personaggi coinvolti a vario titolo nella storia, con le conseguenze piccole o grandi sulla vita dei protagonisti.
Fra loro c’è il collega detective di Kip, Nathan Bilk (Nathaniel Martello-White), il deputato laburista David Mars (John Simm), incastrato in una relazione ricattatoria con la madre di sua figlia, Karen (Billie Piper). È a lei che il fattorino consegna la pizza quando viene ucciso. Testimone involontaria dell’omicidio è una giovane asiatica che ha una relazione con una sacerdotessa, una vecchia conoscenza di Mars.
In parallelo conosciamo il capitano Sandrine Shaw (Jeanie Spark), giovane militare che fa i conti con una sindrome da stress post-traumatico. E le sorelle del giovane ucciso a Londra, due migranti terrorizzate e destinate all’espulsione dal Regno Unito. Le relazioni causa-effetto, in questo mosaico di personaggi, all’inizio un po’ sconnesse, prendono forma con il trascorrere delle quattro puntate. Relazioni e moventi si intrecciano per delineare un intrigo ben costruito.
Kip Glaspie, detective atipica e imperfetta
Fatima: In TV cadi di schiena e rimbalzi
Kip: È un video famoso perché fa male quando lo guardi. Ti faccio vedere. Ce l’ho sul telefono.
Dopo questo scambio di battute, la detective Kip Glaspie ottiene la fiducia di Fatima Asif, sorella del giovane ucciso, che l’aiuta a dare una svolta alle indagini sul’omicidio del fratello. Le due donne, pur avendo una vita totalmente diversa, trovano terreno comune nel trauma che ciascuna ha vissuto. È qui che Fatima decide di affidarsi a Kip.
Per l’intera serie Collateral, la protagonista si scontra con un sistema che relega la polizia al gradino più basso della legge: dopo i servizi segreti, dopo la politica, dopo gli interessi economici. Kip si muove al limite, forzando le regole dove e quando può. La sua sofferenza – grazie all’interpretazione di Carey Mulligan – diventa quasi tangibile. Il suo è un azzardo. Come quello di un’atleta che deve superare il suo record personale e, a volte, può schiantarsi. Cinismo ed empatia sono le sue armi, dosate a seconda del suo interlocutore. La costante è l’ingegno e la giustizia il suo faro. Ma non è una donna perfetta: anche lei si deve accontentare di una mezza vittoria.
Forse la morale è tutta qui: anche se la storia lascia in parte un finale aperto, l’arco dei personaggi si completa in una scelta. Aprirsi a una nuova relazione o restare impantanati nel passato, inchiodare un criminale o salvare due vittime del sistema, scegliere la soddisfazione personale o il bene comune. A volte saper scegliere è già un successo.
Un thriller “cerebrale” e intrigante
Diversamente dal film con lo stesso titolo, la suspense in Collateral non è data da grandi sequenze d’azione, che invece sono distribuite con il contagocce. Nasce piuttosto da un intreccio ben costruito, che svela a poco a poco i suoi ingranaggi. Ugualmente, il carattere dei protagonisti non si svela mai del tutto; una parte di loro rimane enigmatica. Proprio come accade nella vita reale. La regia di S.J. Clarkson si serve spesso di parallelismi tra le esperienze dei diversi personaggi.
Tra loro la più misteriosa è proprio Kip. Com’è finita a fare la detective? Quali sono le sue vite precedenti? La miniserie non risponde mai. Anche il marito della protagonista rimane una voce dall’altro capo del telefono. Un porto sicuro per la protagonista: per noi la sua vita privata rimane un mistero anche più dei personaggi secondari.
A pensarci bene, però, questo può essere un punto di forza della miniserie: il fatto di lasciare con la voglia di scoprire di più, in un’epoca di remake e reboot, è comunque un elemento che distingue dalla massa.
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