
Game of Thrones, l'analisi | Il Fantasy che ha cambiato le regole delle serie TV
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Al gioco del Trono si vince o si muore
Cersei Lannister (Lena Headey), Game of Thrones 1×07
Fin dagli albori dell’umanità, l’uomo ha combattuto per il potere. Per ottenerlo non si è solo scontrato fisicamente in guerra, ma ha imparato ad agire attraverso sotterfugi, cospirazioni, alleanze e tradimenti. E come dimostra Game of Thrones (Il Trono di Spade), un giocatore poco abile può anche rimetterci la vita.
Ideata da David Benioff e D.B. Weiss e prodotta da HBO, la seria si basa sulla saga Cronache del ghiaccio e del fuoco (Song of Ice and Fire), scritta da George R. R. Martin. L’adattamento si compone di 8 stagioni, andate in onda dal 2011 al 2019. Ha ricevuto una lunga serie di candidature e premi, tra cui 59 Emmy Awards. Inoltre, è entrata nel Guinness dei primati come Serie tv più piratata e trasmessa simultaneamente nel maggior numero di Paesi.
Nonostante la reazione tiepida della critica alla stagione finale, Game of Thrones è un punto di svolta nella storia delle serie TV e del genere fantasy. Le trame complesse e stratificate, le scene scioccanti di violenza, sesso, il disprezzo per la vita dei personaggi, le scene epiche e gli immensi campi di battaglia non erano mai stati visti prima in un podotto pensato per il piccolo schermo.
Game of Thrones riporta in scena la filosofia e la cultura classica. Come nella mitologia antica, gli eventi e i personaggi del Continente Occidentale (Westeros) producono dilemmi morali ed etici, senza fornire risposte, ma lasciando il fato nelle mani dei protagonisti.

Una storia di sangue, dinastie e potere
La storia comincia con Eddard Stark (Sean Bean), detto Ned, lord protettore nel nord, che accoglie il suo vecchio amico e re Robert Baratheon (Mark Addy) a Grande Inverno. Robert lo informa che il suo consigliere più stretto, la mano del re, è venuto a mancare. Spera, quindi, che Eddard lo segua ad Approdo del Re per diventare suo consigliere. Stark non è convinto, ma finisce per accettare davanti a un’offerta davvero buona: Robert suggerisce il matrimonio tra il suo erede e la figlia più grande di Ned, Sansa (Sophie Turner). Così, si dirigono verso sud. Prima di partire, dice addio a Jon (Kit Harrington), suo figlio illegittimo, che si è arruolato nei Guardiani della Notte. Si occuperà di proteggere i regni degli uomini, divisi dalle terre barbariche dalla Barriera, un enorme muro costruito con rocce, ghiaccio e incantesimi.
Non appena giunge nella capitale, Ned capisce perché il re ha bisogno di un consigliere fidato. La sua maggiore preoccupazione arriva da oltremare, dove Daenerys Targaryen (Emilia Clarke), figlia del precedente sovrano, sta per sposare Khal, lord dei Dothraki. Nessuno poteva immaginare che la ragazza avrebbe ricevuto tre uova di drago per il suo matrimonio. I draghi sono considerati estinti, ma Daenerys è l’ultima erede della Casa del Drago. Il suo sangue e il suo spirito sono il testamento di un trono che non ha mai visto.
Le trame si moltiplicano, nuovi personaggi entrano in gioco e diversi piani si intrecciano. Ogni sentiero tortuoso, comunque, sembra portare alla stessa domanda: chi siederà sul Trono di Spade?

Ispirazioni storiche nel Trono di Spade
Game of Thrones si distingue dalla maggior parte delle saghe fantasy perché mantiene gli elementi fantastici ai margini della narrazione. Martin stesso ha dichiarato di aver preso ispirazione da eventi storici realmente accaduti, in particolare la Guerra dei cent’anni e la Guerra delle due rose. Allo stesso modo, la Barriera ricorda il Vallo di Adriano.
Fino all’ultimo, il vero punto cruciale è la lotta per il potere, che rende la dinamica della serie paragonabile a The Crown o House of Cards. La vera domanda, però, è chi abbia le giuste qualità per regnare. In Game of Thrones, si potrebbe pensare che il miglior sovrano sia chi, inizialmente, non anela al potere. Ciononostante, lo sviluppo della storia mostra come non sempre le virtù morali siano imprescindibili per un leader, chiamato anche a prendere decisioni discutibili.
La filosofia della serie TV
Game of Thrones è una declinazione del Machiavellismo e del motto “il fine giustifica i mezzi”. Il che, in realtà, implica che non ogni fine sia giustificabile e che il potere stesso non sia per forza il fine adeguato. Un buon sovrano dovrebbe tenere a mente gli interessi altrui, non solo ciò che è giusto o sbagliato. Inoltre, Machiavelli sostiene che a volte si debba mentire, rompere promesse, uccidere in nome di un bene superiore. Game of Thrones adotta una prospettiva che instilla il dubbio costante nello spettatore, in bilico tra etica e moralità.

La rappresentazione della donna nella saga fantasy
Le donne, in passato, erano considerate esseri di secondo rango: il loro ruolo era relegato alla riproduzione e il matrimonio frutto di un accordo commerciale o politico. La serie mette in scena in modo realistico le condizioni di vita delle donne, che siano prostitute o regine. Sansa, come Daenerys e Margery Tyrell, sono tutte concesse in spose al miglior offerente, per facilitare la scalata al potere di un uomo. Nate in famiglie importanti, sfruttate come beni commerciali, finiscono, come nuove Lucrezia Borgia, per rendersi conto del potere che possono esercitare.
Anche altri personaggi marginali acquisiscono sempre più importanza. Molti non hanno mai aspirato al potere, ma a un posto nella società che è stato loro negato. Sono figli illegittimi, nascosti nei bassifondi e odiati dalle mogli legittime. È il caso di Jon Snow, figlio bastardo alla ricerca di dignità come Guardiano della Notte. Ma anche Ditocorto, pronto a tutto pur di unirsi alla battaglia per il potere, o Hodor, descritto come un semplice gigante buono. Non sono figure così diverse da Edgar ed Edmund di Gloucester, personaggi dell’opera shakespeariana Re Lear, o da Macduff e Lady Macbeth.
Sono figure spesso sottovalutate che fanno di questo la loro forza. Martin mette in luce la responsabilità che deriva dal nome. E come un outsider possa risultare più forte di chi è nato con un nome importante.
Tra tecnica e arte: la colonna sonora
Riprendendo la struttura del romanzo, la serie segue diverse storie e punti di vista. Questa complessità è rispecchiata dalla colonna sonora multi-tematica di Ramin Djawadi: uno strumento per presentare i tratti e la morale dei personaggi. I “buoni” sono accompagnati da tonalità maggiori, equilibrate, potenti e stabili. I “cattivi” sono introdotti da tonalità più basse, dal ritmo irregolare, che incutono ansia e sofferenza. Come la musica si connette al subconscio e alcune sfaccettature della moralità umana sono percepite in modo istintivo, allo stesso modo le melodie possono trasmettere valori e disvalori caratteriali.
L’epica delle battaglie e la virtù: una teoria sulla bellezza
Game of Thrones porta in televisione battaglie spettacolari, con una qualità e una fotografia che in precedenza si erano viste solo al cinema. Questi scenari diventano spesso il luogo dove i protagonisti possono mostrare le loro virtù (o la loro debolezza). È un altro punto di contatto con l’epica greca e film storici, da L’ultimo samurai a Troy. Così come comune ad altre opere fantasy, per esempio Il signore degli anelli, è la presenza di creature minacciose e dall’aspetto orribile.
Molti filosofi hanno affrontato il tema della bellezza e come essa sia connessa al bene e alla verità. Platone e Tommaso d’Aquino erano dell’idea che la vera bellezza non poteva non essere legata a una verità superiore. Ne è un esempio l’eroe greco dell’Iliade, Achille.
In Game of Thrones questa teoria viene smentita dai personaggi “umani”. Tyrion Lannister, il figlio deforme della famiglia reale, è uno degli uomini più furbi e intelligenti e agisce quasi sempre per il bene dei Sette Regni. Al contrario, sua sorella, la bellissima Cersei, è famosa per il suo aspetto, ma anche per il suo orgoglio, la sua invidia e il suo egoismo.
Il lascito di una svolta epocale
Per Game of Thrones sono stati necessari 15mila litri di sangue finto, oltre 12mila parrucche, quasi 13mila comparse e il coinvolgimento di ben 40 studi di effetti visivi. Il concetto di blockbuster è approdato con questa massiccia produzione anche nel mondo televisivo. Il merchandising si è avvalso anche di opere secondarie, come il libro ufficiale di ricette intitolato A feast of Ice and Fire.
Game of Thrones rappresenta anche una rivoluzione dal punto di vista narrativo. Ned Stark sembra fin da subito il protagonista, onesto, giusto e coraggioso. Ma la sua uccisione alla fine della prima stagione è uno shock. L’eroe muore proprio all’inizio della sua avventura. Le regole del gioco narrativo cambiano. Risulta chiaro che nessun protagonista è risparmiato dalla possibilità di una fine atroce. Il trono, con il potere che ne consegue, è il vero unico protagonista di Game of Thrones.

Non è l’unico elemento sconvolgente della serie. Prima di Game of Thrones, nessuno aveva osato mettere in scena un simile quantitativo di sangue, cadaveri, morti violente, sesso esplicito e persino incesti. Questo mix ha contribuito a spiazzare e tenere incollati allo schermo gli spettatori.
Mentre le prime stagioni hanno mantenuto uno standard alto, il pubblico ha criticato Benioff e Weiss per un generale impoverimento della sceneggiatura e un tentativo blando di bilanciarla attraverso gli effetti speciali. Ciononostante, il lascito di questa produzione ha segnato un punto di non ritorno. C’è senza dubbio un prima e dopo Game of Thrones nel mondo delle serie TV. Nessuna di queste critiche ha intaccato la fanbase. Lo dimostrano il successo di House of the Dragon e un nuovo prequel messo in cantiere da Hbo, A Knight of the Seven Kingdoms.
Un riflesso della realtà in formato fantasy
Né le scene esplicite né la capacità di spiazzare lo spettatore, da sole, sarebbero bastate a garantire il successo straordinario di Game of Thrones. Nella saga, infatti, va sottolineato il realismo con il quale sono riportate le dinamiche fra personaggi e quelle sociali.

Per tutti, c’è un ultimo nemico da battere: la morte. I servi del Dio Multiforme dicono “Valar Morghulis”, come i monaci trappisti recitavano “Memento Mori”. Il concetto della morte è un coprotagonista assoluto in Game of Thrones, impersonificato dagli Estranei, gelida incarnazione della non-vita. Come nella realtà, di fronte alla morte la piramide sociale scompare e i conflitti umani, piccoli o grandi, svaniscono. Così come è stato rappresentato nei romanzi storici, dal Decameron a I promessi sposi, la morte colpisce poveri e nobili, senza guardare in faccia nessuno.
L’unico modo per provare a sfuggire all’inevitabile è prendere in mano il proprio destino.
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