Pearl, l’horror technicolor di Ti West: due ottimi motivi per guardarlo
Ti West, scrittore e regista americano, ha presentato il film Pearl alla Mostra del Cinema di Venezia del 2022. L’opera è stata concepita come prequel di X, con cui condivide l’anno di distribuzione e la protagonista, Mia Goth. In questo caso, però, la sceneggiatura è frutto della collaborazione tra regista e attrice. Prodotto dalla casa cinematografica americana A24, racconta la storia della giovane Pearl, interpretata da Goth.
Pearl, sogno e frustrazione
In X, Pearl appariva come un’assassina spietata, giovane e carina. Questa volta l’ambientazione ci riporta al 1918. Sono gli anni dell’influenza spagnola, in cui i telegiornali mostrano le ultime fasi della Grande Guerra. La famiglia della ragazza vive in una fattoria isolata, dalla quale lei sogna di diventare una stella del cinema. La sua quotidianità, però, è un susseguirsi di cure per il padre paralizzato (Matthew Sunderland) e di obbedienza alle rigide regole imposte dalla madre (Tandi Wright).

Col marito in guerra e una situazione opprimente a casa, Pearl vuole evadere dalla realtà. Comincia a frequentare il cinema e ad ammirare le immagini delle soubrette. Lì incontra David Corenswet, il proiezionista, che riconosce in lei bellezza e talento. Inoltre, la ragazza scopre che in paese si terrà un’audizione di danza. L’interesse per questa opportunità cresce, accompagnato da un profondo senso di rabbia e dalla volontà di trasgredire. Inizia a trapelare una sinistra intenzione: ferire chiunque le impedisca di ottenere ciò che vuole.
La scelta estetica: un horror firmato Technicolor
L’elemento che più spicca in Pearl è lo stile accattivante caratteristico dei film classici. Tutto, dalla recitazione ai costumi e dalla musica al montaggio, ricorda i primi film in Technicolor hollywoodiani. Questa scelta lo rende un film vivido e solare. Sebbene non in linea con l’impostazione temporale effettiva di Pearl, questa estetica immerge lo spettatore in un senso generale di passato. D’altronde, come insegna Ari Aster con Midsommar, un film horror può avere toni luminosi e vivaci senza perdere intensità.
Ciò si riflette anche nell’immagine di Pearl. Dall’esterno appare briosa e sorridente, canta nel fienile, rivolgendosi alle mucche, alle oche e all’alligatore del lago, chiamandoli per nome. Indossa colori vivaci, sfoggiando un look a metà tra Dorothy del Mago di Oz e Alice di Lewis Carroll. Ma quando capisce quanto possa essere difficile diventare chi vuole e fare ciò che sogna, l’unico colore che la circonda è il rosso.

La performance di Mia Goth e il futuro dell’horror d’autore
In un intenso monologo, Pearl confessa finalmente tutto ciò che ha nascosto, comprese le azioni più raccapriccianti. Oltre a dimostrare l’innegabile talento dell’attrice, il monologo di Mia Goth, girato in un’unica ripresa, conferisce al film un’intensità che la maggior parte delle storie horror fatica a raggiungere.
L’accoglienza calorosa ed entusiasta riservata a Pearl conferma il crescente interesse del pubblico per il film horror d’autore. Con due successi consecutivi, Ti West promette di diventare un altro regista da tenere d’occhio se si ama un buon mix di arte e terrore.
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