Il giurato (Jury Duty): un esperimento di gentilezza nel reality show
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All’inizio di ogni episodio de Il giurato (Jury Duty), la produzione ricorda agli spettatori la premessa dello show: ciò che stanno per vedere (o continuando a vedere) è un documentario su un processo civile in California che vede coinvolti un’imprenditrice e un suo dipendente, accusato di aver arrecato danni ingenti all’azienda. L’obiettivo è documentare il sistema giudiziario americano, in particolare il ruolo dei giurati, come ragionano e affrontano tale incarico. Soprattutto se costretti a restare chiusi in hotel per quasi 20 giorni senza comunicare con l’esterno, membri della corte esclusi.
Se non fosse però che Il giurato non è un vero documentario. Non ci sono processi, giurati, imputati o accusatori. È tutta finzione, sono tutti attori, tranne uno: Ronald Gladden, che crede di essere un giurato in un processo reale. Proprio per questo è intenzionato a portare a termine il suo compito, nonostante gli strani eventi che continuano a presentarsi.
Il giurato è una serie TV prodotta da Lee Eisenberg e Gene Stupnitsky, ex autori e produttori di The Office, e diretta da Jake Szymanski. Distribuita inizialmente da Freevee, servizio di streaming di Amazon, e poi direttamente da Prime Video dopo il suo successo esplosivo, rientra nella categoria dei mockumentary in forma di reality show. Malgrado il pericolo per Ronald di diventare vittima degli eventi e ridicolizzarsi mostrando il lato peggiore di sé, come accade spesso in altri reality show o nei più classici programmi di scherzi in stile Candid Camera, ciò che succede ne Il giurato risulta piuttosto un incentivo alla gentilezza, all’empatia e a fare sempre la cosa giusta.
La messa in scena del mockumentary
Il giurato, in quanto finto documentario, adotta la tecnica del mockumentary per portare avanti la propria narrazione. Uno strumento usato in altre produzioni, come The Rehearsal di Nathan Fielde, una via di mezzo tra serie e reality, che mostra le incongruenze e le sfaccettature dell’animo umano.
Nel cast spicca l’attore James Marsden, conosciuto per i suoi ruoli in X-Men e Westworld – Dove tutto è concesso. In questa serie interpreta una caricatura esagerata di se stesso, con abitudini strane e atteggiamenti egocentrici ed eccentrici.
Il resto della giuria è un melting pot di personalità, ciascuna con un ruolo assegnato in continua evoluzione. Tra loro ci sono un fidanzato che ha rinunciato a una vacanza con la sua compagna, un insegnante con problemi coniugali, un fanatico della tecnologia, un’anziana narcolettica, una cinica realista, un’aspirante presidente della giuria, un detective mancato, una ragazza che flirta spudoratamente. Ognuno di loro offre spunti per mostrare la personalità di Ronald nelle sue sfumature.
Nell’ultimo episodio si raggiunge il climax: tutto viene svelato e la regia si mostra a Ronald per ciò che è. Le confessioni, le intercettazioni telefoniche e ogni ripresa mostrano l’evoluzione progressiva delle avventure del protagonista, le situazioni create ad hoc e come tutti cercassero di metterlo in difficoltà. Viene rivelata l’essenza de Il giurato, il contesto e i meccanismi che hanno reso possibile la messa in scena. La produzione, dopo aver esaminato più di 2500 candidati, ha scelto Ronald Gladden grazie a due caratteristiche che, in questo tipo di programmi, sono spesso considerate superflue: la resilienza e la gentilezza.
Ronald Gladden e il potere della gentilezza
In un panorama televisivo di talent e programmi di scherzi che alimentano cinismo e derisione, Il giurato trionfa sul sarcasmo. La risata coinvolge la vittima, senza estraniarla. Ronald Gladden non diventa oggetto di scherno, ma protagonista di un viaggio eroico.
Volevamo regalare a Ronald un piccolo viaggio da eroe facendolo diventare il leader di questa banda di strambi eccentrici, ed è lui il collante che li tiene insieme.
Cody Heller, showrunner della serie TV
Perciò, l’umorismo deriva dall’abilità di Ronald ad affrontare situazioni bizzarre con dignità e compassione. Lo stesso regista cita un esempio in un’intervista per il podcast Commotion: durante la festa di compleanno a sorpresa organizzata per uno dei giurati, l’egocentrico James Marsden distrugge la torta in preda ad uno scatto d’ira. In una sitcom classica si tratterebbe di un espediente comune che suscita risate e conflitti narrativi. Qui, invece, Ronald si chiude in sé stesso, visibilmente irritato dal gesto, e non si esprime per evitare il litigio. Marsden stesso si è sentito in colpa, perciò la produzione, ancora nascosta, ha rimediato all’errore, consentendo il proseguimento dei festeggiamenti.
Il confine tra realtà e finzione, quindi, è molto sfocato. Ciò che di solito diverte il pubblico in una serie potrebbe non funzionare in un reality show.
Oggi Ronald è un volto conosciuto, tanto da aver perfino partecipato a spot pubblicitari insieme a Ryan Reynolds. La sua storia è la prova che, in un mondo pieno di negatività, c’è ancora spazio per la gentilezza. Tutti possono contribuire: insieme, possiamo davvero migliorare la vita degli altri.
La genuinità delle emozioni
Mentre la maggior parte del pubblico ha apprezzato lo show, alcuni hanno avvertito la mancanza del tipico elemento da commedia degli scherzi televisivi, poiché non sfrutta le sventure altrui come forma d’intrattenimento. Ciò induce a porsi domande sul fascino dei reality.
Il reality show mescola informazione e intrattenimento, offrendo una finestra sul comportamento umano. La natura voyeuristica di questi show permette agli spettatori di osservare e imparare da ciò che fanno gli altri, suscitando riflessioni su come ognuno di noi agirebbe in situazioni analoghe. L’attrattiva della tragedia umana, delle decisioni difficili e del legame emotivo contribuisce al successo di questi programmi. Identificarsi con i propri concorrenti preferiti svela aspetti importanti delle nostre personalità, lasciando spazio all’esplorazione di se stessi.
Tra realtà e finzione: il nodo etico
Ma giocare con i sentimenti delle persone, cosa che in realtà si potrebbe dire avvenga anche ne Il giurato, ha scatenato un dibattito sull’eticità del format. Per un certo lasso di tempo, lo stesso Ronald si è sentito costantemente spiato, iniziando a diffidare degli altri.
Parte del pubblico si chiede se sia giustificabile manipolare una persona ignara, anche con buone intenzioni. Il dibattito è ancora aperto, nonostante la maggior parte del pubblico tenda a considerare Il giurato non tanto come un Truman Show moderno, quanto piuttosto come un prodotto che, sulla scia di Ted Lasso, esplora la positività delle persone, spesso messa in secondo piano a favore del conflitto.
Una serie autoconclusiva?
Al contrario di show che glorificano il narcisismo e il sensazionalismo, Il giurato è un’opportunità per ricercare deliberatamente empatia, gentilezza e normalità. Ronald ha instaurato legami sinceri che sfidano le norme convenzionali dei reality, in cui lo sfruttamento e il dramma sono centrali.
Nonostante tutto sia finito bene, la possibilità di avere nuove stagioni de Il giurato è problematica. Spesso le seconde stagioni richiedono una posta in gioco più alta per mantenere l’interesse del pubblico. Lo show, invece, è basato sulla sottigliezza più che sui gesti plateali. Si muove con cautela per evitare che i soggetti ignari diventino vittime dello scherzo. L’affidabilità e la gentilezza sono state cruciali nell’affrontare potenziali questioni etiche per i produttori, garantendo un’esperienza positiva agli spettatori.
Esaminando i programmi televisivi basati sugli scherzi, come Borat, con Sacha Baron Cohen, emerge la difficoltà crescente di sostenere tali iniziative. La familiarità con questi personaggi riduce l’elemento sorpresa. La notorietà dello scherzo pone fine a una vasta gamma di finti documentari, soprattutto se ambientati in tribunale. Il successo della serie deriva proprio dalla componente autoconclusiva: il segreto del successo di un prodotto del genere è quando gli autori per primi capiscono i limiti della loro idea.
Il giurato ha ricevuto candidature ai Primetime Emmy Awards, per la Miglior commedia, Miglior attore non protagonista, Miglior sceneggiatura per una serie comica e ai Golden Globe per Miglior serie commedia o musicale e Miglior attore non protagonista.
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