Memoria di ragazza di Annie Ernaux | Scrivere per dare un nome al trauma
Salva
Memoria di ragazza di Annie Ernaux | Scrivere per dare un nome al trauma

Memoria di ragazza di Annie Ernaux | Scrivere per dare un nome al trauma

Postato il 20 Dicembre, 2025
Leggi di più

A che serve scrivere, dopotutto, se non a disseppellire delle cose, magari anche solo una?

Scavare tra i relitti del passato è ciò che Annie Ernaux ama fare nei suoi testi. A tal punto che nel 2022 ha ricevuto il Premio Nobel per la letteratura “per il coraggio e l’acume clinico con cui svela le radici, gli allontanamenti e i legami collettivi della memoria personale”. Prima del Nobel ha vinto altri premi per ben tre anni consecutivi: il Premio Strega europeo nel 2016, il Premio Letterario Internazionale Marguerite Yourcenar alla carriera e nel 2018 il Premio Hemingway per la letteratura.

I titoli più noti di Ernaux sono La donna gelata (1881), L’evento (2000), da cui è tratto un film vincitore del Leone d’Oro, e Gli anni (2008). Tuttavia, il libro che meglio riflette la concezione dell’autrice della memoria e il suo uso catartico è sicuramente Memorie di ragazza, pubblicato nel 2016 da Gallimard. In questo testo, Ernaux ci riporta all’estate del 1958, un periodo cruciale per la sua crescita, di cui riesce a rendere conto e scrivere solo molti anni dopo.

L’estate del 1958 e l’origine del trauma

La narrazione prende vita dall’osservazione di una fotografia che ritrae una giovane Annie a scuola. Ernaux cerca di riportare alla memoria quell’estate del 1958 che ha segnato la sua crescita. La transizione verso il mondo adulto è un tema delicato esplorato da diversi autori. Pensiamo a J.D. Salinger ne Il giovane Holden, a Niccolò Ammaniti in Io non ho paura, e a Jane Teller in Niente.

A 18 anni, Annie si allontana dalla famiglia e trova lavoro come insegnante e istruttrice in un campo estivo. Lì si innamora di un ragazzo più grande di lei, H., che le spezza il cuore e la priva della sua dignità. Annie scopre che cos’è l’attrazione per l’altro, il desiderio e il mondo al di fuori di Yvetot, il paesino natale. Si interfaccia con l’amore, il sesso, il giudizio altrui e con i disturbi alimentari. Lo scontro è forte e le lascia traumi difficili da superare.

Memoria di ragazza e la scrittura autobiografica

Il titolo originale e lo stile memorialistico di Memorie di ragazza sembrano fare eco all’opera di Simone de Beauvoir Memorie d’una ragazza perbene. Eppure, pur simpatizzando con Beauvoir, Ernaux mette in luce le differenze tra le due opere. In Memorie di ragazza, la memoria è al singolare, a differenza del titolo della famosa scrittrice e filosofa francese. Questo perché Ernaux vuole essere portatrice di un’esperienza universale, di un momento della vita che tutti attraversano.

Nel suo libro la scrittrice rivive la cruciale età dell’esistenzialismo adolescenziale. Una fase caratterizzata da domande come “Chi diventerò? Qual è il mio posto nel mondo?”. Un momento in cui si scopre la sessualità e si cerca se stessi.

Per la protagonista, quell’estate, costellata di esperienze dolorose, è un punto focale dell’esistenza. Infatti, queste hanno influenzato il suo futuro, il suo essere scrittrice e il rapporto con gli uomini. Nel libro, Ernaux ricorda, analizza e, infine, capisce e dà un nome a questi episodi che non aveva elaborato da ragazza.

Stile e lingua: scrivere per prendere distanza da sé

In Memoria di ragazza, la lingua è semplice e colloquiale, la scrittura diretta e scorrevole. Ernaux immerge il lettore in una quotidianità in cui tutti si riconoscono. Il narratore in terza persona è la stessa autrice che, di fronte ad una vecchia foto, inizia un viaggio di riscoperta della sé adolescente. In effetti, all’inizio dichiara di non riconoscersi in quella giovane ragazza. Solo dopo aver parlato un po’ di sé, ammette: “Sì, quella sono io”. La narrazione in terza persona aiuta a mantenere il distacco nei confronti della sua versione adolescente, così da poterne parlare. In un’intervista a Rai Cultura rivela:

“Devo osservarla a distanza. È una posizione che mi ha permesso di andare più lontano. Questo mi permette una maggiore presa di distanza e più libertà.”

Poi spiega l’espediente della foto:

“La fotografia rende la sensazione del tempo che scorre…(…) contiene e misura la profondità del tempo”.

L’autobiografia del dolore: un parallelismo con Frida Kahlo

Una sorta di scrittura memorialistica, nell’ambito della pittura, l’ha raggiunta Frida Kahlo. La pittrice messicana è famosa non solo per il personale e iconico stile surrealista, ma anche per la capacità di riportare su tela episodi autobiografici dolorosi.

Nel dipinto Le due Frida (1939) raffigura due versioni di sé in un momento di sofferenza a seguito del divorzio dal marito. In Ciò che l’acqua mi ha dato (1938), sono centrali i temi della memoria e dell’esperienza personale. Nel riflesso dell’acqua della vasca, Frida mostra tutti gli eventi più importanti della sua vita.

La memoria come elaborazione del trauma

In Memoria di ragazza, Ernaux rispolvera le scatole dei ricordi dei suoi diciotto anni e racconta, una per una, le sue esperienze. Condivide i dettagli e i sentimenti di quello spezzone di vita che non aveva mai osato affrontare.

“Non costruisco un personaggio fittizio; smantello la ragazza che ero”. In effetti, il lavoro che Ernaux svolge consiste nel scomporre quel periodo drammatico, servendosi dei ricordi e della scrittura. Questi due strumenti le permettono di riconoscere i significati profondi di quelle esperienze che hanno dato forma al suo presente. Per Ernaux, scrivere aiuta a comprendere e sopportare ciò che accade e ciò che fa. In più, la scrittura è per lei uno strumento di conoscenza del reale.

Per Ernaux, Memoria di ragazza è quel che la poesia era per William Wordsworth: il risultato di ricordi ed emozioni che vengono riesumati in “tranquillità”, a distanza di anni e in uno stato mentale sereno.

Tag

Buy a ☕ for Hypercritic

Record correlati